La Volpe

Questa storia io vi racconto così come lei mi ha raccontato….

 

Camminavo sul limite del bosco tra le ultime file di alberi in mezzo all’erba alta e verde.

Lì nascosta osservavo il villaggio degli uomini e un recinto, poco lontano, in cui numerose galline razzolavano la terra.

Avevo fame, molta fame ma è nella mia natura saper aspettare. Nella mia natura è l’astuzia e la pazienza così aspettai la notte quando i fuochi degli uomini erano ormai spenti ed essi già dormivano nelle loro capanne.

Arrivai al recinto, afferrai una gallina e poi via, nel bosco, prima ancora che gli uomini avessero il tempo di svegliarsi. Lì nel bosco vissi molti giorni tranquilla.

 

Quando tornai sul limite del bosco tra le ultime file di alberi l’erba era alta e gialla.

Ancora nascosta guardavo il villaggio degli uomini e quel recinto di cui già vi ho parlato.

Avevo fame, molta fame ma aspettai la notte mentre gli uomini erano seduti attorno ai loro fuochi e le donne nutrivano i loro cuccioli.

Arrivai al recinto, afferrai una gallina e poi via, nel bosco, prima ancora che gli uomini capissero cosa fosse successo. Lì nel bosco vissi molti giorni tranquilla.

 

Tornai sul limite del bosco tra le ultime file di alberi quando l’erba gialla era piegata.

Acquattata a terra osservavo il villaggio e quel recinto che già ben conoscete.

Avevo fame, molta fame ma aspettai la sera quando gli uomini erano intenti ad accendere i loro fuochi e le donne chiamavano a sé i propri cuccioli.

Arrivai al recinto, afferrai una gallina e poi via, nel bosco, inseguita dalle inutili grida d’allarme degli uomini. Lì nel bosco vissi molti giorni tranquilla.

 

Quando tornai sul limite del bosco tra le ultime file di alberi le foglie erano ormai cadute dai rami e la terra scura era percorsa da quelle lunghe ferite che gli uomini usano infliggerle in questa stagione.

Indossato il mio mantello più scuro tornai ad osservare il villaggio ed il mio recinto.

Avevo fame, molta fame ma aspettai la sera quando il sole disegna lunghe ombre scure. Tra i solchi, nell’ombra, io mi mossi invisibile tra gli uomini e le donne che tornavano al villaggio.

Arrivai al recinto, afferrai una gallina e poi via, nel bosco, inseguita dalle ingiurie e dalle minacce degli uomini. Lì nel bosco vissi molti giorni tranquilla.

 

Tornai sul limite del bosco tra le ultime file di alberi quando un manto candido copriva la terra. Così anch’io mi vestii del mio mantello più bianco.

Avevo fame, molta fame e allora mi mossi invisibile agli occhi degli uomini. Bianco nel bianco passavo tra loro verso il recinto … ma ecco che da bisacce che portavano al collo gli uomini presero grandi manciate di cenere e con ampi gesti la sparsero intorno. La paura prese il sopravvento e di corsa scappai verso il bosco ma, ora, la mia schiena sporca di cenere spiccava nitida sul manto bianco. Le frecce degli uomini fermarono la mia corsa e la mia vita.

 

Gli occhi rivolti al cielo grigio, la bocca aperta avida di gelida aria, le ultime parole che udii in quella vita erano dell’uomo che si chinava verso di me: Grave è il cadere di chi crede di poter tradire la sua natura e farsi beffe degli altri.

 

 

Così io, Howl del Clan della Cavalla Bianca, vi ho raccontato perché voi possiate raccontare….