Shamain
Questa storia io vi racconto così come uomini mi hanno raccontato….
Benevolo spaziava lo sguardo di Taranis sulla valle lungo il grande fiume. Là dove uomini un grande altare a lui dedicato avevano eretto e colmo di offerte.
Non così benevolo lo sguardo di Esus che altare a suo nome era non più grande della metà del primo. Era dunque egli un dio che quei piccoli uomini potevano impunemente considerare minore?
Per sua voce un demone di morte si mosse tra i campi di grano avvelenando cibo ed acqua e presto canti di morte si alzarono da ogni capanna e i fuochi delle pire furono l'unica luce ad illuminare le notti.
Fingall guardava la sua gente morire che la sua arte di guaritore non portava beneficio alcuno. Per tre giorni egli osservò il volo degli uccelli finché nel volo dei corvi egli lesse le parole del dio: "Quel che fu fatto mezzo sia raddoppiato." Quelle parole egli riportò agli altri così che subito dell'altare a Esus essi raddoppiarono ogni misura e ancora lo colmarono di offerte.
Canti di morte e fumo dei fuochi però non cessarono che nulla era cambiato e Fingall sentiva sulle spalle della sua gente il rimprovero.
Venne il tempo di Sahmain quando si aprono le porte con l'Altrove e il piccolo popolo accompagna gli spiriti segnando la via.
Fingall compì i suoi riti ed i suoi incantesimi e rinunciando alla sua vita terrena si incamminò oltre la porta sui bui sentieri tra le oscure grotte.
Nell'antro più grande, sopra un pavimento di braci ardenti, stava un tavolo di pietra e dietro ad esso il dio Esus. A Fingall egli rivolse lo sguardo e la parola : "Risposta brami ancor che la vita tua nelle mie mani poni? Ciechi gli uomini che, a riparar i loro affanni, non guardano che ad altri recan danno quando raddoppiando i lati rendono quadro ciò che ne contiene e a Taranis nuova offesa."
Dal tavolo una mela prese a Fingall lanciandola tra le mani.
"Su questo frutto, che fu vostro dono, io incido le tue sofferenze e ti ritorno che quante braci in esso saprai far contenere tanti giorni ancor di vita avrai e luce per ritrovare la tua via."
A lungo Fingall osservò la mela assorto nei suoi pensieri, poi preso un coltello ne tagliò la buccia che lunga, unica, striscia andò a formare che dove si spezzasse egli avrebbe visto e quanti e quali dolori il suo tempo aveva per lui. A terra egli la pose cingendo in grande cerchio un alto numero di braci. Della mela ne scavò l'interno e in essa altra brace egli mise che luce fece ai suoi passi di ritorno.
Due nuovi altari ora nella valle lungo il grande fiume sono eretti e colmi di offerte. Nei primi giorni del nuovo anno nessun canto di morte intonato, nessun nuovo fuoco acceso nel pianto.
Fingall guardava oltre il filo di basse colline.
Osservava il sole sorgere sui primi giorni del nuovo anno.
Così io, Howl del Clan della Cavalla Bianca, vi ho raccontato perché voi possiate raccontare….


