La Terra Nuova
Lungo il grande fiume Padus, nel tempo in cui i padri cercavano un luogo dove piantare la loro capanna. Lungo il grande fiume, là dove era l’acqua perché dove era l’acqua era la vita.
Così raccontava al padre di mio padre il padre di suo padre.
Guarda la Dea la terra a lei diletta che uomini in armi percorrono devastando.
Ciechi e sordi sono alla ragione, alla follia consegnano se stessi.
Scende Boan nei loro sogni allora per ricondurli su vie dimenticate
Del Ris la figlia giovane in sposa è andata a colui che a capo dell’avverso popolo marciava.
Flebile pace che sull’onore di uomini perduti hai posto il tuo sostegno. Non durano il tempo di un raccolto le promesse che quegli uomini si scambiarono e nuovi scontri, nuove battaglie solo a ritrovare dolore antico.
Ma degli uomini la furia non sprgne e lune e lune osservano lo scempio. Spose e figli ogni ritorno aspetteranno invano finche del lutto il grido si alza più dell’ira.
Rosse di sangue le acque del grande fiume. Quand’anche il vento disperso ha grida e lamenti stanno i guerrieri uno all’altro a fronte. Le braccia stanche scendono sui fianchi ma ancor trattengono ferro e scudo.
Di oblio Boann li avvolge . A grandi mani, la polvere del tempo, sugli uomini la dea sparge.
Pesanti son le bardature e intriso è il manto di sudore ma l’erba è tenera e i sensi non avvertono di presenze ostili. Nell’ansa del grande fiume muove il cavallo i suoi passi lenti. Ma ecco, la testa di scatto alza, le narici aperte, l’occhio attento. L’acqua intorno a lui, veloce, ha preso spazio e allor si muove per ritrovar la polvere ai suoi zoccoli. Le briglie sciolte non aiutano l’istinto, si intrecciano coi rovi, lo legano al destino. Osserva Epona il suo protetto ma non ferma la dea l’acqua che cresce e avvolge.
In lunga e lenta marcia avanzano uomini, e donne, e vecchi e giovani spingendo i loro carri e armenti. Cercano una terra che li accolga in grembo. Nell’ansa del grande fiume muove l’acqua a coprire più alti spazi. Ma ancor più alto è il nitrire del cavallo e muove Epona il vento a portar quel grido all’uomo. E allora scende l’uomo nell’acqua fino al collo e il cavallo libera e a un terreno duro l’accompagna. Stanno animale e uomo uno all’altro a fronte scambiandosi uno sguardo suggerito dalla dea. Poi il cavallo volge muove verso il grande fiume e al suo avanzare l’acqua si ritrae mostrando all’uomo terra grassa e fertile.
Stanno i guerrieri uno all’altro a fianco le mani aperte, le armi a terra quando il padre dei padri li accompagna verso il sorgere del sole del nuovo giorno. Al calore di quel sole essi trovarono la gloria che in battaglia era stata negata. Perché noi siamo ciò che essi lasciarono. Nella nostra memoria e nel sole che bacia questa terra la loro gloria vivrà per sempre.
Quella stessa notte essi accesero un grande fuoco. Al grande fiume, alla madre terra, agli animali, ai boschi, agli uomini e agli dei essi alzarono il fuoco. In quella luce essi mostrarono uno all’altro il loro volto. A tutti essi aprirono la loro voce.
Fagann na gniomha a dantar san saol seo macalla go sora
Questo raccontò il padre di mio padre che io Owl del clan della Cavalla Bianca raccontassi a voi perché voi possiate raccontare


