La voce
Questa storia io vi racconto così come il fuoco mi ha raccontato….
Una Spada, che l’amore tra gli dei non è diverso che tra gli uomini. Gerdh amava Freyr e a lui avrebbe donato una spada invincibile capace di spezzare qualsiasi altro ferro. Per questo chiese a Gymir, suo padre e signore dei giganti, che ne facesse forgia. Per amore della figlia Gymir accettò ma pretese che fosse Gerdh a procurare il ferro necessario. Ma l’ardore e la passione non usano ben consigliare e del dio Thor, mentre dormiva, ella prese i bracciali e Mjolnir, il possente martello, e tutto portò a suo padre. Nel fuoco e nel ghiaccio delle terre della nebbia Gymir fuse il ferro e il martello del dio usò nella forgia. Così la spada fu data a Gerdh che l’avrebbe donata a Freyr. Ma la voce di Mjolnir fu restituita dall’incudine come rombo di tuono che Thor svegliò dal suo sonno e grande fu l’ira del dio. Con collera egli strappò a Gerdh la spada e con furia la lanciò oltre la volta del cielo. E dal cielo essa venne e si piantò a terra, sulla riva di un grande lago.
Ora in quel tempo un villaggio e in quel villaggio un guerriero. Un tempo di gloria ed onore.Della battaglia per sé stesso lo scontro, il sangue e la gloria perché di altri sia il dolore, il pianto, il terrore. E quando non ebbe più nemici fu la sua gente a temere di lui.
Destino non è più triste per chi la sua gente ama e fedele è al suo clan. La sua spada spezzò agli occhi degli anziani ma ancora negli occhi di coloro che amava la paura così che, distolto lo sguardo e preso il suo rosso mantello, lasciò il villaggio. Per sette giorni egli camminò in solitudine, in silenzio, finché giunto sulla riva di un grande lago si stese a terra e si addormentò.
Dal sonno desta della terra la voce: “Guerriero, libera il mio cuore dal ferro perché grande è il mio dolore”.Della spada impugnatane l’elsa liberò la lama. Alto si alzò il grido della terra finché divenne urlo che piegò i boschi e scosse le montagne.Qual dio a guidarlo non è degli uomini quando e perché pose la sua mano sulla ferita della terra, così che tutto intorno a lui, all’istante, è pace e silenzio.
Ma per questo alla terra lasciò un terzo della sua vita.
Splendente la lama che per sua natura agitò nell’aria.Vento improvviso, violento scaturì dall’aria lacerata. Forza possente che ogni cosa davanti a se piegava a inchino.Con sforzo indicibile la sua mano alzò e pose la dove il vento urlava così che tutto intorno a lui, all’istante, è pace e silenzio.
Ma per questo all’aria lasciò un terzo della sua vita.
Paura, sapore nuovo alla sua bocca. La sua mano aprirsi e la spada nell’acqua del lago cadere. Alta, enorme, liquida colonna sale e come tempesta, battente, violenta al suolo ricade.L’istinto lo sorregge che il cuore trema e la sua mano annaspa e nell’acqua cerca finché il ferro non è tra le sue dita. Ed ecco che tutto intorno a lui, all’istante, è pace e silenzio.
Ma per questo all’acqua lasciò l’ultimo terzo della sua vita.
Così egli cadde morto.
Fagann na gniomha a dantar san saol seo macalla go sora. Terra, aria e acqua di aspetto e in forma d’uomo attorno a quel corpo si mossero in cerchio. Spada e bocca di quel guerriero ognuno di essi toccò e a vegliar su di lui videro l’alba.
Alto sull’orizzonte il sole i suoi occhi trovarono e nuova fonte la vita scorrere che la spada raccolse e nel vuoto fodero al suo fianco pose.
Sul tramonto ad un villaggio giunse e a quella gente egli chiese cibo ed ospitalità che in cambio avrebbe raccontato la sua storia, più incredibile che mai avessero udito. Seduto mangiò e raccontò e ancora raccontava che già ridevano di lui, e lo canzonavano, e lo schernivano. L'elsa impugnò la spada mostrando... ma ecco la terra tremare, urlare il vento, frustare l’acqua che ogni uomo donna o bambino tremanti lasciarono. Ripose la spada nel fodero ed ecco che tutto intorno a lui, all’istante, fu pace e silenzio.
Gli dissero di andarsene e così fece, per giorni camminando e dormendo nei boschi.
Ad altro villaggio si propose come già aveva fatto ma come una maledizione i fatti si ripeterono. E poi un’altra volta e poi ancora finché alla fine capì. Mostrare non poteva ciò che gli era concesso raccontare.
Di villaggio in villaggio egli andò raccontando, la sua ed altre storie, e per questo ricevette ospitalità e cibo.
Passati i giorni e le stagioni, stanco e vecchio il fuoco del suo clan bramava. Sul sentiero di ritorno i suoi passi spinse.
La sera del terzo giorno il suo cammino incrociò quello di un vecchio druido.Si guardarono a lungo, in silenzio.
Quel che accadde non è nella memoria ma in molti dicono che quel guerriero diede la sua spada al druido, che la tenne per se per fatti di là a venire.
Quel vecchio guerriero a terra sedette e il suo corpo si trasformò in pietra e da quella pietra sgorgò una sorgente d’acqua.
Ora tutti coloro che in quel luogo sono passati e hanno bevuto a quella fonte di quell’antico guerriero hanno acquisito la voce. Di villaggio in villaggio essi vanno raccontando di storie di animali, di mondi, di uomini, di dei e di eroi. Di villaggio in villaggio la sua voce risuona e nella sua voce egli ancora vive.
Così io, Howl del Clan della Cavalla Bianca, vi ho raccontato perché voi possiate raccontare….


